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Recupero e riutilizzo delle acque: piovane e grigie nel progetto edilizio


Recupero acque piovane e grigie: schema di applicazione degli impianti in abitazione e in condominio

In un’abitazione l’acqua entra da una sola rete, potabile, e viene usata per tutto: bere, cucinare, lavarsi, sciacquare il WC, fare il bucato, innaffiare. La ripartizione dei consumi domestici pro capite dice però un’altra cosa: la maggior parte di questi usi non ha bisogno di acqua potabile.

Lo sciacquone del WC pesa il 30% del consumo giornaliero pro capite, la cura personale un altro 30%, il bucato il 10%, l’irrigazione il 7,5%, le pulizie il 2,5%. Solo l’uso alimentare e il lavaggio delle stoviglie richiedono davvero acqua di qualità potabile. Circa metà del prelievo quotidiano da acquedotto potrebbe quindi essere coperta da acqua meno pregiata, se l’edificio fosse predisposto per riceverla.

Questa predisposizione è una scelta di progetto. Vediamo da dove arriva l’acqua da recuperare, come si tratta, dove si accumula e cosa cambia nell’impianto idraulico.

Le due fonti di acqua recuperabile

Un edificio ha due fonti realistiche di acqua non potabile.

Le acque meteoriche. Sono l’acqua piovana raccolta dalle coperture. Fonte pulita e semplice da intercettare, con un limite evidente: la disponibilità segue la stagione. In un’estate secca la riserva si esaurisce proprio quando l’irrigazione ne chiederebbe di più.

Le acque grigie. Sono le acque di lavabi, docce, vasche da bagno e lavatrici, esclusi i lavelli di cucina (che rientrano nelle acque bionde e vanno al degrassatore). Sono meno pulite della pioggia e richiedono un trattamento vero, ma hanno un vantaggio che la pioggia non ha: scorrono ogni giorno, tutto l’anno, in quantità proporzionale al numero di persone che vivono nell’edificio.

Le due fonti si integrano bene. Nei progetti dove entrambe sono presenti, il recupero grigie garantisce la continuità del servizio quando manca la pioggia, e l’eventuale eccesso di acqua grigia depurata può essere convogliato nell’accumulo delle piovane.

Recupero acque piovane: come funziona un impianto BioBlu

Un impianto di recupero acqua piovana è una catena di componenti, e ognuno risolve un problema specifico.

  • Serbatoio di accumulo: riceve l’acqua dai pluviali. È la voce che decide il dimensionamento: troppo piccolo si svuota subito, troppo grande tiene acqua ferma.
  • Filtro parafoglie, troppo pieno e tubo decantatore: il filtro trattiene foglie e detriti dalla copertura, il troppo pieno scarica l’eccesso quando il serbatoio è colmo, il tubo decantatore fa entrare l’acqua senza rimescolare i sedimenti depositati sul fondo.
  • Serbatoio di servizio con valvola unidirezionale: fa da polmone verso le utenze e impedisce il ritorno verso la rete.
  • Pompa di pressurizzazione: porta l’acqua recuperata alle utenze alla pressione di esercizio.
  • Centralina di comando: gestisce l’automazione. Quando la riserva piovana si esaurisce, commuta l’alimentazione sulla rete di acquedotto e le utenze non si accorgono del passaggio.


Impianto BioBlu di recupero acqua piovana con serbatoio di accumulo interrato e irrigazione del giardino

Il risultato è acqua adatta a sciacquone WC, lavatrice, pulizie, lavaggio auto e irrigazione. Per la lavatrice c’è un vantaggio in più: l’acqua piovana è naturalmente povera di calcare.

Recupero acque grigie: cosa fa un impianto Biogrigio

Le acque grigie non si possono riutilizzare tal quali. Contengono saponi, residui organici, capelli e sedimenti, e senza trattamento diventerebbero un problema igienico nel giro di poche ore. Il trattamento avviene in fasi:

  • Sedimentazione primaria: i solidi pesanti scendono sul fondo, i corpi leggeri come i capelli restano in superficie. Entrambi vengono allontanati verso lo scarico.
  • Ossidazione biologica: l’insufflazione di aria alimenta i microrganismi che degradano il carico organico, trasformandolo in sostanze semplici.
  • Ultrafiltrazione a membrana (MBR): il refluo attraversa una membrana che trattiene ciò che resta. L’acqua filtrata, il permeato, viene estratta per suzione e inviata all’accumulo.
  • Disinfezione e stoccaggio: l’acqua depurata viene accumulata in attesa dell’uso, con lampada UV a garantirne l’igiene nel tempo.

È la scelta per le utenze che producono acque grigie in quantità, come alberghi, scuole e condomini. Nella Eurosky Tower di Roma le due linee convivono: 80.000 litri di accumulo piovane al 29° piano e 24.000 litri al giorno di grigie al piano interrato.

L’accumulo: serbatoi da esterno e da interro

Ogni sistema di riuso ha bisogno di un volume dove l’acqua aspetta di essere usata. Le due famiglie si scelgono in base allo spazio disponibile e al volume.

Serbatoi da esterno. Monoblocco in polietilene, leggeri e rapidi da posare, con attacchi di carico, scarico e svuotamento totale e tappo filettato con sfiato. Esistono anche versioni pensate per restare a vista negli spazi verdi, con grata parafoglie integrata, quando il serbatoio deve raccogliere l’acqua dei pluviali senza essere nascosto.

Serbatoi da interro. Quando il volume cresce o non c’è spazio in superficie. Sono disponibili in versione monoblocco cilindrica oppure modulare, saldata a elettrofusione a passaggio totale, con nervature di irrigidimento e fori per l’ancoraggio alla platea. In questa famiglia si arriva ai grandi volumi richiesti dai progetti condominiali e industriali.

Il polietilene rotostampato di Starplast è conforme al D.M. 174/2004 per il contatto con acqua destinata al consumo umano. È un dettaglio che conta quando lo stesso serbatoio deve servire anche come riserva antincendio o accumulo di acqua potabile.

Biogrigio Home: il recupero acque grigie per la singola abitazione

Fino a poco tempo fa il recupero delle acque grigie aveva senso economico soprattutto sui grandi numeri. Biogrigio Home porta la stessa catena di trattamento dentro una singola abitazione, in un monoblocco in polietilene pensato per stare in un locale tecnico o all’esterno sotto copertura.


Biogrigio Home in locale tecnico: recupero delle acque grigie e rete non potabile verso cassetta WC e giardino

Caratteristica Valore
Modello BGR HE 500
Volume totale 500 litri
Acqua di recupero stoccata 330 litri
Portata in uscita 25 litri/minuto
Pressione 3,0 bar
Alimentazione 230 V / 50 Hz / 1,0 kW
Consumo 30 W/h
Dimensioni (L x La x h) 1200 x 740 x 1320 mm
Peso 150 kg

Dentro ci sono sedimentazione primaria a tre vasche con pulizia automatica dei residui, comparto di ossidazione biologica con compressore a membrana, ultrafiltrazione MBR, pompa sommersa per l’alimentazione delle utenze, lampada UV, contalitri digitale e quadro elettrico con PLC. Il funzionamento è automatico e non richiede prodotti chimici.

Manutenzione. La rimozione di capelli e sedimenti avviene da sola, in ciclo programmato. Una volta all’anno serve l’intervento di un tecnico, con estrazione e lavaggio della membrana di ultrafiltrazione a getto d’acqua corrente.

Cosa cambia nell’impianto idraulico: la doppia rete

Questo è il punto che decide se il riuso è fattibile, e si affronta in fase di progetto. Nei lavori pubblici è anche un requisito: i nuovi CAM Edilizia chiedono la doppia rete in nuova costruzione e nelle ristrutturazioni importanti.

Un edificio predisposto al riuso ha due reti di distribuzione: quella dell’acqua potabile e quella dell’acqua non potabile recuperata. La convenzione cromatica italiana identifica le tubazioni con colori distinti, e la linea dell’acqua non potabile è verde.

La rete verde deve raggiungere i punti di utilizzo che non richiedono potabilità:

  • cassetta di scarico del WC
  • lavanderia
  • irrigazione del giardino

Due obblighi pratici accompagnano la rete non potabile: la rubinetteria di presa deve avere un sistema di sicurezza che impedisca l’uso involontario, in particolare da parte dei bambini, e ogni punto di presa deve riportare il cartello ACQUA NON POTABILE.

In nuova costruzione il costo aggiuntivo è contenuto: si tratta di posare una tubazione supplementare mentre l’impianto è già in lavorazione, e la separazione degli scarichi per tipologia (bionde, grigie, nere) è ormai prassi progettuale.

In ristrutturazione conviene agganciare l’intervento al rifacimento del bagno, quando le tubazioni sono comunque da rifare. Poiché i bagni sono quasi sempre sul perimetro dell’edificio, le nuove tubazioni di scarico e mandata possono correre all’esterno, evitando demolizioni estese.

Cosa chiedono i nuovi CAM Edilizia in materia di acque

Dal 2 febbraio 2026 sono obbligatori i nuovi Criteri Ambientali Minimi per l’edilizia (D.M. 24 novembre 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 3 dicembre 2025), che sostituiscono il D.M. 256/2022. Per i progetti già validati sotto il decreto precedente è previsto un regime transitorio, a condizione che la gara sia pubblicata entro tre mesi dalla validazione.

Sul tema acque il decreto tocca tre punti che riguardano direttamente il progetto idraulico:

  • Raccolta, trattamento, accumulo e riuso delle acque meteoriche, che il decreto chiede esplicitamente.
  • Reti separate di scarico per acque meteoriche, grigie e nere, e doppia rete di distribuzione tra acqua potabile e non potabile, in nuova costruzione e nelle ristrutturazioni importanti.
  • Riuso delle acque grigie, previsto come criterio premiante.

Negli appalti pubblici il riuso diventa quindi un requisito di gara. Per chi progetta cambia soprattutto quando si decide: la predisposizione va messa a disegno insieme alle tubazioni.

Quale soluzione per quale caso

Esigenza Soluzione Note
Riutilizzare l’acqua piovana delle coperture Impianto BioBlu + serbatoio di accumulo Dipende dalla stagionalità, prevedere integrazione da rete
Riutilizzare le acque grigie su utenze numerose Impianto Biogrigio Alberghi, scuole, condomini; disponibilità costante
Riutilizzare le acque grigie in una singola casa Biogrigio Home (BGR HE 500) Monoblocco 500 l, nuova costruzione o ristrutturazione
Accumulo fuori terra, volumi contenuti Serbatoio da esterno in PE Posa rapida, versioni a vista per giardino
Accumulo interrato, volumi grandi Serbatoio da interro monoblocco o modulare Modulare saldato a elettrofusione per i volumi maggiori
Accumulo che serve anche riserva antincendio o potabile Serbatoio in PE conforme D.M. 174/2004 Verificare la destinazione d’uso in progetto

Dal progetto al cantiere

Il riuso dell’acqua non si aggiunge a edificio finito. Si dimensiona sui consumi reali, sulla superficie di raccolta disponibile e sul numero di utenti, e si traduce in tubazioni che devono essere già a disegno. Aggiungere una rete non potabile dopo significa quasi sempre demolizioni, e a quel punto il conto economico non torna più.

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Domande frequenti

Quali sono le acque grigie e in cosa si distinguono dalle acque nere?

Le acque grigie provengono da lavabi, docce, vasche da bagno e lavatrici. Le acque nere sono quelle degli scarichi WC e vanno alla fossa Imhoff o all’impianto di depurazione. Restano fuori dalle grigie anche le acque bionde, cioè quelle dei lavelli di cucina, che per il contenuto di grassi vanno avviate a un degrassatore.

Per cosa si può usare l’acqua recuperata?

Per tutti gli usi che non richiedono potabilità: sciacquone WC, lavatrice, pulizie, lavaggio auto e irrigazione. Non è acqua potabile e ogni punto di presa deve essere segnalato con il cartello ACQUA NON POTABILE.

Posso installare un impianto di recupero acque grigie in una casa esistente?

Sì. Biogrigio Home è progettato anche per l’installazione su edifici esistenti. L’intervento più conveniente è quello agganciato al rifacimento del bagno, con le nuove tubazioni di scarico e mandata fatte correre all’esterno dell’edificio.

Quanto spazio serve per Biogrigio Home?

L’ingombro è di 1200 x 740 x 1320 mm, con piedini regolabili e pannello rimovibile per la manutenzione. Può stare in un locale tecnico o all’esterno, purché protetto da una copertura adeguata.

Meglio recuperare l’acqua piovana o le acque grigie?

Dipende dal profilo di consumo. Il recupero piovano è più semplice ma stagionale, quello grigio è costante tutto l’anno perché legato all’uso dei bagni. Sui progetti dove entrambi sono praticabili si integrano: le grigie coprono i periodi senza pioggia e l’eventuale eccedenza può confluire nell’accumulo delle piovane.

Il recupero delle acque conta ai fini dei CAM?

Sì, e dal 2026 conta di più. I nuovi CAM Edilizia (D.M. 24 novembre 2025, obbligatori dal 2 febbraio 2026, che sostituiscono il D.M. 256/2022) chiedono la raccolta e il riuso delle acque meteoriche e la doppia rete di distribuzione tra acqua potabile e non potabile in nuova costruzione e nelle ristrutturazioni importanti. Il riuso delle acque grigie è previsto come criterio premiante.

Che manutenzione richiede un impianto di recupero acque grigie?

Sul Biogrigio Home la rimozione di capelli e sedimenti è automatica. La manutenzione straordinaria è annuale e va eseguita da un tecnico specializzato: comprende l’estrazione della membrana di ultrafiltrazione e il lavaggio con getto d’acqua corrente.

Stai valutando il riuso dell’acqua in un progetto?

Il dimensionamento parte dai consumi reali dell’edificio e dalla superficie di raccolta. Possiamo affiancarti dalla scelta della configurazione alla verifica funzionale.

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Una sintesi di questi temi è uscita anche sulla rivista tecnica arkitectureonweb.

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Gestione delle acque meteoriche: dalla prima pioggia all’invarianza idraulica

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Ogni volta che un progetto trasforma un terreno permeabile in una superficie impermeabile (un piazzale, un parcheggio, una copertura, un piano interrato) cambia il comportamento dell’acqua piovana. Cambia la sua qualità, perché dilavando l’asfalto raccoglie idrocarburi e sedimenti, e cambia la sua quantità, perché un suolo impermeabile non assorbe e restituisce al recettore portate molto più alte e concentrate nel tempo. Per il progettista sono due obblighi distinti, da risolvere in fase di disegno: la qualità dello scarico e l’invarianza idraulica.

Perché la prima pioggia è il problema principale

Le acque di prima pioggia sono i primi millimetri di precipitazione che dilavano una superficie. Sono le più cariche di inquinanti, perché trascinano via tutto ciò che si è depositato durante il periodo asciutto: residui di combustione, polveri di pneumatici, oli, particelle metalliche.

Quel primo volume va separato dalle acque successive (la “seconda pioggia”, più pulita) e avviato a trattamento. Il riferimento normativo nazionale è il D.Lgs. 152/2006, ma ogni regione ha il proprio decreto attuativo, con soglie e tempi di svuotamento diversi. La prima cosa da verificare in progetto è quindi quale norma regionale si applica al cantiere.

Piazzale urbano impermeabilizzato sotto la pioggia: gestione delle acque meteoriche

Come si tratta la prima pioggia

Esistono due approcci impiantistici, e la scelta dipende dalla superficie, dal recettore e dalla norma regionale:

  • Impianti in accumulo: raccolgono il primo volume di pioggia in una vasca e poi lo inviano al trattamento (dissabbiatura per i solidi, deoliazione per oli e idrocarburi). È il principio degli impianti IPPA di Starplast.
  • Trattamento in continuo: depura la portata mentre scorre, senza accumulo, con i sistemi IPC e i deoliatori a coalescenza con by-pass DEC CB e DEC MB.

In entrambi i casi il dissabbiatore trattiene i solidi sedimentabili e il deoliatore separa oli e idrocarburi leggeri (la versione a coalescenza è conforme alla norma UNI EN 858-1/2). A valle, l’acqua trattata viene avviata al recettore previsto dalla classificazione dello scarico: pubblica fognatura, acque superficiali o suolo.

L’invarianza idraulica: il secondo obbligo

Trattare l’acqua non basta. Una superficie impermeabilizzata scarica più velocemente di prima, ed è questo che provoca gli allagamenti urbani quando molte superfici scaricano insieme. L’invarianza idraulica chiede una cosa semplice: dopo l’intervento, la superficie non deve restituire al recettore una portata maggiore di quella che restituiva prima.

La risposta tecnica è trattenere il volume di pioggia in eccesso e rilasciarlo lentamente, a una portata tarata sul recettore. Questo si ottiene con i sistemi di laminazione, chiamati anche vasche volano.

Vasche di laminazione: serbatoi o celle drenanti

Per la laminazione esistono due famiglie di soluzioni, e la scelta dipende soprattutto dal volume da trattenere e dalla forma dello spazio disponibile.

Serbatoi in polietilene. Per volumi modesti sono la via più semplice: monoblocco, leggeri, rapidi da posare, con la portata in uscita regolata da un tubo calibrato o da una pompa comandata da quadro elettronico. Funzionano bene finché il bacino resta contenuto.

Serbatoi monoblocco in polietilene Starplast per la laminazione delle acque meteoriche

Celle drenanti modulari (sistema inPluvio). Il problema nasce con i grandi bacini. Oltre una certa capienza i serbatoi monoblocco mostrano i loro limiti: ingombri di trasporto, movimentazione in cantiere e spazio per manufatti di grande formato. È qui che il sistema a celle dà il meglio. inPluvio è un sistema di celle drenanti in polipropilene stampato a iniezione ad alta resistenza meccanica: le celle si agganciano a incastro e si sommano, così la capienza cresce aggregando moduli e il sistema si modella sulla superficie disponibile invece di imporre una vasca rigida.

Sistema inPluvio: celle drenanti modulari in polipropilene per grandi bacini di laminazione

Il sistema cambia funzione a seconda dell’avvolgimento:

  • con il TNT (tessuto non tessuto) lavora come bacino disperdente, facendo infiltrare l’acqua nel terreno;
  • con la geomembrana GMB diventa una vasca a tenuta, adatta sia alla laminazione con rilascio controllato sia al recupero dell’acqua piovana per riuso.

Quando usare cosa

Esigenza Soluzione Note
Trattare la prima pioggia (in accumulo) Impianto IPPA + dissabbiatore + deoliatore Raccoglie e poi tratta; decreto regionale
Trattare la prima pioggia (in continuo) IPC / deoliatori con by-pass DEC CB · DEC MB Depura la portata mentre scorre; UNI EN 858-1/2
Laminazione, volumi modesti Serbatoio monoblocco in PE Posa rapida, regolazione a tubo o pompa
Laminazione di grandi bacini Celle drenanti inPluvio (GMB) Modulare, capienza per aggregazione di moduli
Far infiltrare l’acqua nel terreno Celle drenanti inPluvio (TNT) Bacino disperdente
Recuperare l’acqua piovana per riuso Celle drenanti inPluvio (GMB) Stessa famiglia, funzione di accumulo

Dal progetto al cantiere

L’errore più costoso è rimandare queste scelte. Prima pioggia, trattamento e laminazione si dimensionano insieme, sulla superficie scolante e sul decreto regionale di riferimento, già in fase di progetto. Decidere a impianto avviato significa quasi sempre adeguamenti, scavi aggiuntivi e ritardi. Starplast affianca il professionista dal calcolo del volume alla scelta della configurazione, fino alla verifica funzionale, con schede tecniche complete e assistenza durante la posa.

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Domande frequenti

Cos’è l’invarianza idraulica?

È il principio per cui una superficie trasformata da un intervento edilizio non deve scaricare al recettore una portata maggiore di quella precedente all’intervento. Si rispetta trattenendo il volume di pioggia in eccesso e rilasciandolo a portata controllata, tipicamente con vasche di laminazione o celle drenanti.

Cosa sono le acque di prima pioggia?

Sono i primi millimetri di pioggia che dilavano una superficie. Sono le più inquinate e vanno separate dalle acque successive e trattate prima dello scarico. Le soglie e i tempi sono definiti dai decreti regionali.

Qual è la differenza tra un dissabbiatore e un deoliatore?

Il dissabbiatore trattiene i solidi sedimentabili (sabbia, terra). Il deoliatore separa oli e idrocarburi leggeri. Spesso lavorano in sequenza nello stesso impianto di trattamento della prima pioggia.

Quando conviene usare le celle drenanti inPluvio invece di un serbatoio?

Soprattutto sui grandi bacini. Oltre una certa capienza un serbatoio monoblocco diventa difficile da trasportare, movimentare e posare. Le celle modulari si aggregano per raggiungere grandi volumi e si configurano sulla superficie disponibile, dove un manufatto rigido non arriverebbe.

inPluvio serve solo per la laminazione?

No. Lo stesso sistema, a seconda dell’avvolgimento (TNT o geomembrana), può disperdere l’acqua nel terreno, laminarla con rilascio controllato o accumularla per il recupero e il riuso.

Chi definisce le soglie e i parametri di scarico?

Il D.Lgs. 152/2006 fissa il quadro nazionale, ma i parametri operativi (soglia di prima pioggia, tempi, classificazione dello scarico) sono nei decreti regionali. Vanno verificati sul territorio del cantiere.

Stai dimensionando la gestione delle acque meteoriche di un intervento?

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Depurazione biologica delle acque reflue: tecnologia, livelli e sostenibilità

Trattamento biologico delle acque reflue: schema dei livelli primario, secondario e completo

Quando la rete fognaria non è disponibile, la scelta del sistema di trattamento delle acque reflue diventa un elemento centrale del progetto. Con la linea BioBatch, Starplast propone soluzioni SBR compatte e certificate che uniscono efficienza depurativa, sostenibilità e semplicità di installazione.

La depurazione biologica sfrutta microrganismi per abbattere le sostanze organiche nelle acque reflue. I sistemi si dividono in più livelli: primario (separazione meccanica dei solidi), secondario (riduzione biologica della carica organica e dei composti dell’azoto) e sistemi completi che comprendono primario e secondario. Il livello da adottare dipende dal corpo recettore, dalla classificazione dello scarico e dalla normativa regionale vigente. Non c’è sempre la stessa risposta.

Sistema BioBatch SBR Starplast installato interrato: cutaway con vista in sezione e casale toscano

Le novità sul mercato

Uno degli ultimi impianti completi portati sul mercato da Starplast è la versione del sistema SBR (Sequencing Batch Reactor): denitrificazione, ossidazione, sedimentazione e scarico si eseguono in ciclo automatico, in un’unica vasca interrata. Due cicli al giorno. Nessuna vasca aggiuntiva, nessun sistema di subirrigazione separata. Il processo è aerobico: niente odori, compatibile con residenziale, agriturismi e strutture ricettive.

La linea SBR di Starplast

La linea BioBatch assicura uno scarico T4 su suolo ed è indicata per abitazioni isolate, B&B, strutture ricettive stagionali e zone sensibili con limiti allo scarico più restrittivi.

Il BioBatchPlus aggiunge una vasca di raccolta fanghi separata, che porta lo spurgo a una volta ogni 4 anni, e integra una soffiante autoregolabile con controllo remoto via APP. L’effluente trattato è riutilizzabile per usi non potabili: irrigazione, scarico WC, lavaggio piazzali. Da 5 a 50 abitanti equivalenti, fino a 24.000 litri. Certificazione UNI EN 12566-3 su tutta la gamma.

Modelli della linea BioBatch SBR Starplast in polietilene rotostampato

Polietilene o cemento

La scelta del materiale della vasca pesa sui costi di posa e sulla durata nel tempo. Le differenze principali:

Aspetto Polietilene Starplast (rotostampato) Cemento armato
Personalizzazione Geometrie e configurazioni su misura, anche modulari, adattabili al progetto Forme vincolate alla casseratura: personalizzazione complessa e costosa
Impermeabilizzazione Non necessaria (stagno) Rivestimento interno richiesto
Resistenza chimica Resistente a corrosione e agenti chimici dei reflui Rischio di fessurazioni nel tempo
Posa Peso ridotto, senza gru, anche in accessi difficili Posa con gru, cantiere complesso
Costo di installazione Contenuto Elevato

Dal progetto al cantiere

Starplast è al fianco del professionista dal dimensionamento iniziale fino all’avviamento: schede tecniche complete, assistenza al calcolo degli abitanti equivalenti, affiancamento durante la posa e verifica funzionale a impianto avviato.

La scelta del sistema si fa in fase di progetto, non dopo. Il D.Lgs. 152/2006 e i regolamenti regionali fissano i parametri, ma individuare il livello di trattamento corretto prima della cantierizzazione evita adeguamenti costosi a impianto già avviato.

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Domande frequenti

Quando serve il trattamento completo invece del secondario?

Quando il corpo recettore o la normativa locale richiedono la rimozione dei composti dell’azoto. È tipico delle zone sensibili e degli scarichi su suolo con limiti più restrittivi dello standard nazionale.

Che differenza c’è tra BioBatch e BioBatchPlus?

Il BioBatchPlus aggiunge una vasca di raccolta fanghi separata, che porta lo spurgo a una volta ogni 4 anni, e una soffiante autoregolabile con controllo remoto via APP. Il principio depurativo SBR è lo stesso.

Ogni quanto va fatta la manutenzione?

Il sistema lavora in automatico con due cicli al giorno e processo aerobico, quindi senza odori. Con il BioBatchPlus lo spurgo dei fanghi è richiesto circa ogni 4 anni grazie alla vasca di raccolta fanghi separata.

L’acqua depurata si può riutilizzare?

Sì. L’effluente trattato è riutilizzabile per usi non potabili come irrigazione, scarico dei WC e lavaggio dei piazzali.

Quanti abitanti equivalenti copre la gamma?

Da 5 a 50 abitanti equivalenti, con volumi fino a 24.000 litri e certificazione UNI EN 12566-3 su tutti i modelli.

Stai progettando un impianto fuori rete fognaria?

Siamo al tuo fianco dal primo calcolo degli abitanti equivalenti fino all’avviamento. Richiedi una consulenza tecnica o scarica la scheda tecnica BioBatch.

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Gestione Sostenibile delle Acque Urbane: Cosa sono Invarianza Idraulica e Idrologica e perché sono importanti

 

 

Sistema InPluvio di Starplast per la gestione sostenibile delle acque
Immagine di un sistema InPluvio, utile per comprendere i principi di invarianza idraulica e idrologica.

Negli ultimi anni, la discussione sull’invarianza idraulica e idrologica è diventata sempre più centrale nel contesto della gestione delle acque urbane. Questi concetti, cruciali per la sostenibilità ambientale e la resilienza dei sistemi idrici nelle città, sono nati dalla necessità di affrontare le conseguenze negative dell’urbanizzazione incontrollata e dei cambiamenti climatici.

Origini e Principi Fondamentali

L’invarianza idraulica e idrologica si basano sul principio che qualsiasi intervento di modifica del territorio, come la costruzione di edifici, strade e parcheggi, non deve alterare il ciclo naturale dell’acqua. L’obiettivo è prevenire danni al sistema idrico come alluvioni, allagamenti, periodi di siccità e altri problemi che sono stati aggravati dal consumo di suolo.

  • Invarianza Idraulica: Questo principio si concentra sul mantenimento della portata massima dell’acqua che viene immessa nel sistema idraulico a valle (fiumi, canali, ecc.), assicurando che non sia superiore a quella presente prima dell’urbanizzazione. In altre parole, l’urbanizzazione non deve aumentare il rischio di piene.
  • Invarianza Idrologica: Questo concetto va oltre la semplice gestione della portata massima e si concentra sul mantenimento del volume totale dell’acqua che viene immessa nel sistema idrico. L’obiettivo è favorire l’infiltrazione dell’acqua nel sottosuolo per ricaricare le falde acquifere nel suo complesso, riducendo così il volume di acqua che viene riversato nei corsi d’acqua.

Evoluzione Normativa e Applicazioni

Il concetto di invarianza idraulica ha radici nella Legge 183 del 1989, la prima legge italiana sulla difesa del suolo, nata in seguito all’alluvione di Firenze del 1966. Le autorità di bacino hanno poi introdotto piani di assetto idrogeologico, che includevano studi di criticità dei sistemi idraulici e norme sull’invarianza idraulica.

  • Normative Regionali: Molte regioni hanno successivamente emanato normative regionali sull’invarianza idraulica, spesso con approcci e criteri di calcolo diversi, rendendo il panorama normativo frammentato a livello nazionale.
  • Invarianza Idrologica: L’invarianza idrologica è stata introdotta più recentemente, con la regione Lombardia che è stata tra le prime ad adottarla. Tuttavia, la sua diffusione a livello nazionale è ancora limitata.

Per rispettare i principi di invarianza idraulica e idrologica, è necessario intervenire con soluzioni ingegneristiche specifiche. La ricerca si è concentrata sullo sviluppo di dispositivi per l’invarianza idrologica, spesso identificati con acronimi come SUDS (Sustainable Urban Drainage Systems) e NBS (Nature Based Solutions).

Questi dispositivi mirano a imitare i processi naturali di gestione dell’acqua, come l’infiltrazione nel sottosuolo, attraverso l’uso di:

  • Tetti verdi
  • Pavimentazioni drenanti
  • Trincee drenanti
  • Sistemi di infiltrazione

Nonostante la crescente attenzione verso queste tecnologie, rimane una mancanza di linee guida chiare per il loro dimensionamento, creando difficoltà per i progettisti.

Prospettive Future

La gestione delle acque urbane deve essere sempre più resiliente e adattabile ai cambiamenti climatici, considerando sia gli eventi meteorologici estremi che i periodi di siccità. L’integrazione di tecnologie verdi che imitano il ciclo idrologico naturale è fondamentale per le nuove progettazioni e per la rigenerazione urbana.

  • Riutilizzo delle acque: Il riuso delle acque meteoriche e grigie è un altro aspetto chiave per limitare l’apporto di acqua nelle fognature e risparmiare acqua potabile. I sistemi di recupero e riuso possono ridurre fino al 60% l’acqua meteorica che entra nei sistemi fognari.
  • Sistemi puntuali e diffusi: È necessario integrare sistemi puntuali, come le vasche di laminazione, e sistemi diffusi, come le soluzioni di infiltrazione. Le vasche di laminazione sono utili per ridurre la portata di picco, mentre i sistemi diffusi contribuiscono a ridurre il volume complessivo delle acque che arrivano al sistema idraulico recettore.
  • Rigenerazione urbana: La rigenerazione di aree urbane esistenti deve considerare anche la rigenerazione idrologica, attraverso la depavimentazione e l’introduzione di sistemi che favoriscano l’infiltrazione.

La collaborazione tra aziende, centri di ricerca, università e istituzioni è fondamentale per sviluppare soluzioni innovative e normative chiare. Il settore dell’acqua è complesso, con molti attori coinvolti; una maggiore chiarezza politica e una semplificazione normativa potrebbero facilitare l’attuazione di progetti e soluzioni sostenibili.

Soluzioni Innovative: InPluvio – Drain blocs

In questo contesto di crescente necessità di soluzioni efficaci e sostenibili, emergono prodotti come i sistemi di celle drenanti InPluvio – Drain blocs. Questi sistemi rappresentano un approccio innovativo per la gestione delle acque meteoriche, offrendo soluzioni pratiche per l’invarianza idraulica e idrologica.

Il sistema InPluvio – Drain blocs di Starplast è composto da moduli in polipropilene (PP) ad alta resistenza meccanica, che possono essere assemblati per creare volumi di accumulo interrati senza necessità di strutture cementizie o bacini a cielo aperto. Questi moduli possono essere utilizzati per:

  • Invarianza Idraulica (vasche volano): Raccogliere le acque meteoriche e restituirle ai corpi idrici recettori in modo controllato, riducendo le dimensioni delle reti drenanti e ottimizzando la ricarica delle falde.
  • Invarianza idrologica: Utilizzandoli come sistema drenante per la ricarica delle falde.
  • Accumulo Acqua: Creare bacini interrati per accumulare acqua a scopo irriguo, valorizzando la risorsa idrica nei periodi di siccità.

Questi sistemi offrono numerosi vantaggi, tra cui:

  • Elevata volumetria e leggerezza: Permettono di costruire grandi invasi a costi di trasporto ridotti, grazie alla loro impilabilità.
  • Facilità di posa: Il montaggio è rapido e semplice, senza l’ausilio di mezzi meccanici.
  • Ispezionabilità e manutenzione: Il sistema è facilmente ispezionabile tramite videoispezione e pulizia con idrogetto.
  • Versatilità: Possono essere utilizzati in diverse situazioni, dalle zone pedonali alle zone carrabili, e con diverse tipologie di rivestimento.
  • Accessori: Sono disponibili numerosi accessori per il rivestimento con geomembrana, la separazione di corpi estranei e la connessione alle tubazioni.
*Sistema InPluvio - Drain blocs di Starplast in vista esplosa
Vista esplosa di InPluvio – Drain blocs, installabile facilmente in contesti urbani.

Conclusioni

L’invarianza idraulica e idrologica sono concetti essenziali per affrontare le sfide della gestione delle acque urbane e l’adattamento ai cambiamenti climatici. L’integrazione di tecnologie verdi, un approccio olistico e una forte collaborazione tra i vari attori sono elementi chiave per costruire città più sostenibili e resilienti. I sistemi come InPluvio – Drain blocs rappresentano una soluzione concreta e innovativa per la gestione sostenibile delle acque, in linea con i principi dell’invarianza idraulica e idrologica.

La transizione verso un sistema di gestione delle acque più sostenibile, anche nei confronti di sollecitazioni climatiche sempre più estreme, richiede un cambiamento di mentalità e l’adozione di soluzioni innovative capaci di proteggere le risorse idriche e l’ambiente.

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La carta europea dell’Acqua

CARTA EUROPEA DELL’ACQUA adottata dal Consiglio d’Europa (Strasburgo, 6 maggio 1968)


Non c’è vita senza acqua. L’acqua è un bene prezioso indispensabile a tutte le attività umane.
L’acqua cade dall’atmosfera sulla terra dove arriva principalmente sotto forma di pioggia o di neve. Ruscelli, fiumi, laghi, ghiacciai sono le grandi vie attraverso le quali l’acqua raggiunge gli oceani. Durante il suo viaggio essa è trattenuta dal suolo, dalla vegetazione, dagli animali. L’acqua fa ritorno all’atmosfera principalmente per evaporazione e per traspirazione vegetale. Essa è per l’uomo, per gli animali e per le piante un elemento di prima necessità. Infatti l’acqua costituisce i due terzi del peso dell’uomo e fino ai nove decimi del peso dei vegetali. Essa è indispensabile all’uomo come bevanda e come alimento, per la sua igiene e come sorgente di energia, materia prima di produzione, via per i trasporti e base delle attività ricreative che la vita moderna richiede sempre di più.


Le disponibilità di acqua dolce non sono inesauribili. È indispensabile preservarle, controllarle e, se possibile, accrescerle. In conseguenza dell’esplosione demografica e del rapido aumento delle necessità dell’agricoltura e dell’industria moderne, le risorse idriche formano oggetto di una richiesta crescente. Non potremo soddisfare questa richiesta, né elevare il livello di vita, se ciascuno di noi non imparerà a considerare l’acqua come un bene prezioso, che occorre preservare e razionalmente utilizzare.


Alterare la qualità dell’acqua significa nuocere alla vita dell’uomo e degli altri esseri viventi che da essa dipendono. L’acqua nella natura è un mezzo vitale che ospita organismi benefici i quali contribuiscono a mantenerne la qualità. Contaminandola, rischiamo di distruggere questi organismi, alterando così il processo di autodepurazione modificando in maniera sfavorevole e irreversibile il mezzo vitale. Le acque di superficie e le acque sotterranee devono essere preservate dalla contaminazione. Ogni scadimento importante della qualità o della quantità di un’acqua corrente o stagnante rischia di essere nocivo per l’uomo e per gli altri esseri viventi animali e vegetali.


La qualità dell’acqua deve essere mantenuta in modo da poter soddisfare le esigenze delle utilizzazioni previste, specialmente per i bisogni della salute pubblica. Queste norme di qualità possono variare a seconda delle diverse destinazioni dell’acqua, e cioè per l’alimentazione, per i bisogni domestici, agricoli e industriali, per la pesca e per le attività ricreative. Tuttavia, poiché la vita nei suoi infiniti diversi aspetti è condizionata dalle molteplici qualità delle acque, si dovrebbero prendere delle misure volte ad assicurare la conservazione delle proprietà naturali dell’acqua.


Quando l’acqua, dopo essere stata utilizzata, viene restituita all’ambiente naturale, deve essere in condizioni da non compromettere i possibili usi dell’ambiente, sia pubblici che privati. La contaminazione è una modifica, provocata generalmente dall’uomo, della qualità dell’acqua, tale da renderla inadatta o dannosa al consumo da parte dell’uomo, all’industria, all’agricoltura, alla pesca, alle attività ricreative, agli animali domestici e ai selvatici. Lo scarico dei residui di lavorazione o di acque usate, che provoca contaminazioni d’ordine fisico, chimico, organico, termico o radioattivo, non deve mettere in pericolo la salute pubblica e deve tener conto della capacità delle acque ad assimilare, per diluizione o per autodepurazione, i residui scaricati. Gli aspetti sociali ed economici dei metodi di trattamento delle acque rivestono a questo riguardo una grande importanza.


La conservazione di una copertura vegetale appropriata, di preferenza forestale, è essenziale per la conservazione delle risorse idriche. È necessario mantenere la copertura vegetale, di preferenza forestale, oppure ricostituirla il più rapidamente possibile ogniqualvolta essa è stata distrutta. Salvaguardare la foresta costituisce un fattore di grande importanza per la stabilizzazione dei bacini di raccolta e per il loro regime idrologico. Le foreste sono d’altra parte utili sia per il loro valore economico che come luogo di ricreazione.


Le risorse idriche devono essere accuratamente inventariate. L’acqua dolce utilizzabile rappresenta meno dell’1 per cento della quantità d’acqua del nostro pianeta ed è molto inegualmente distribuita. È indispensabile conoscere le disponibilità di acqua di superficie e sotterranea, tenuto conto del ciclo dell’acqua, della sua qualità e della sua utilizzazione. Per inventario si intenderà il rilevamento e la valutazione quantitativa delle risorse idriche.


La buona gestione dell’acqua deve essere materia di pianificazione da parte delle autorità competenti.
L’acqua è una risorsa preziosa che ha necessità di una razionale gestione secondo un piano che concili nello stesso tempo i bisogni a breve e a lungo termine. Una vera e propria politica si impone nel settore delle risorse idriche, che richiedono numerosi interventi in vista della loro conservazione, della loro regolamentazione e della loro distribuzione. La conservazione della qualità e della quantità dell’acqua richiede inoltre lo sviluppo e il perfezionamento delle tecniche di utilizzazione, di recupero e di depurazione.


La salvaguardia dell’acqua implica uno sforzo importante di ricerca scientifica, di formazione di specialisti e di informazione pubblica. La ricerca scientifica sull’acqua, dopo il suo uso, deve essere incoraggiata al massimo. I mezzi di informazione dovranno essere ampliati e gli scambi di notizie estesi a livello internazionale e facilitati dal momento che si impone una formazione tecnica e biologica di personale qualificato nelle diverse discipline interessate.


L’acqua è un patrimonio comune il cui valore deve essere riconosciuto da tutti. Ciascuno ha il dovere di economizzarla e di utilizzarla con cura. Ciascun individuo è un consumatore e un uti-lizzatore di acqua. In quanto tale egli ha una responsabilità verso gli altri consumatori. Usare l’acqua in maniera sconsiderata significa abusare del patrimonio naturale.


La gestione delle risorse idriche dovrebbe essere inquadrata nel bilancio naturale piuttosto che entro frontiere amministrative e politiche.


L’acqua non ha frontiere. Essa è una risorsa comune la cui tutela richiede la cooperazione internazionale. I problemi internazionali che possono nascere dall’utilizzazione delle acque dovrebbero essere risolti di comune accordo fra gli Stati, al fine di salvaguardare l’acqua tanto nella sua qualità che nella sua quantità.